L’ultimo concerto del cornista

Il Moscardino inizia la sua attività il 27 novembre 2011 con la pubblicazione in formato eBook de L’ultimo concerto del cornista di Marina Joffreau. “Questa è la storia di una giornata decisiva nella vita di Armando Zanetti, cornista in un’orchestra sinfonica di provincia…”, dice il breve testo introduttivo.

Figlio unico di madre vedova emigrata in Francia, e con la quale ebbe un morboso rapporto di dipendenza che si rispecchia ora nella sua aracnofobia, il povero Armando sembra per natura votato al fallimento. Appassionato di fotografia e di fumetti osé, vive un amore improbabile con una giovane e promettente violinista. Deriso dai colleghi per la sua goffaggine, è solito assentarsi dal teatro durante le prove, in attesa che giunga il momento in cui gli ottoni entreranno in azione, e frequenta assiduamente il locale Chez Mimì, gestito da una vecchietta che in gioventù ebbe aspirazioni di soprano lirico e animato da affezionatissimi habitué unici nel loro genere. In questo ambiente, che Armando considera la sua seconda casa, egli si sente amato e rispettato, e ispira pure tenere fantasie a due attempate signore. Tuttavia, in quest’infausta giornata, commetterà tutta una serie d’ imprudenze che gli costeranno molto care. Verrà infatti cacciato in malo modo dal protettivo bistrot, romperà definitivamente il già labile rapporto con la giovane violinista che lo prenderà a schiaffi per la sua indiscrezione, assisterà alla distruzione delle fotografie con cui intendeva partecipare a un prestigioso concorso e si renderà infine ridicolo tentando un gesto estremo, quasi di ribellione, dietro le quinte del teatro. Tutto sembrerebbe preludere alla catastrofe, ma la vita è come una commedia: piena di colpi di scena, e “anche un giorno infausto a volte può riservare qualche sorpresa…”.

È interessante notare che più Armando viene disprezzato dai suoi simili, più profondo diventa il suo rapporto d’affetto e d’amicizia con gli animali. E se non proprio con tutti gli animali, quasi. Dimostra infatti un grande rispetto per i buffi insetti corazzati che disturbano il suo sonno: “Il dorso del piede ebbe un fremito, avvertendo il solletico procuratogli dalle zampette di più insetti bombati che avevano seguito l’esempio del capo carovana. Gli occhi di Armando si socchiusero quasi vitrei assumendo l’espressione assente tipica del dormiveglia. Seguì un vago stupore. Destatosi, scosse cautamente il piede per allontanare gli insetti ma facendo bene attenzione a non schiacciarli. Adesso passeggiavano indisturbati sul lenzuolo.”
Amore per gli uccellini che allietano il suo minuscolo balcone, e per la coccinella: “Armando tuffò la mano in un sacchetto e prese una manciata di mangime per uccelli. La depose poi in una rudimentale casetta di legno e corteccia fissata alla ringhiera con del filo di ferro. Si ritrasse, e subito arrivarono passeri e cinciallegre che festosi cominciarono a beccare i chicchi, per nulla intimoriti dalla sua presenza. (…) Posò amorevolmente l’indice sul vetro e la coccinella ci salì sopra incominciando a passeggiare. Prese poi a spaziare sulla mano che lui girava e rigirava per osservare meglio l’insetto. Questo gioco lo divertiva, riempiendolo di una gioia quasi infantile.”
Perfino i colombi che svolazzano sul tetto del vetusto condominio sembrano trarre beneficio dalla musica di Armando: “Con ancora indosso l’accappatoio si piazzò davanti al leggio. Suonò, e la voce del corno proruppe innamorata come il tubare dei colombi sugli abbaini del palazzo.”
Con Pascià, il pingue cagnolino, e col topolino nano del teatro, intrattiene un rapporto di fraterna amicizia: “Il bastardino, che poco prima aveva abbaiato furioso contro il gatto che si era arrampicato sul tetto del vecchio gabinetto, si avventò ora festoso su Armando. Al posto del collare portava un fiocco rosso a mo’ di farfallino.
«Non adesso, Pascià, ho le prove!»
Cercò di respingere con affetto il cane che gli faceva mille feste, ma si sentiva intralciato nei movimenti per via delle troppe cose che portava con sé. (…)
Da un buco nel parquet vicino alla sua postazione uscì un topolino così piccolo da sembrare appartenere a una specie nana, che si mise a zampettargli intorno. Armando abbassò lo sguardo, lo vide e gli sorrise triste. Sollevò piano il piede e il topo, stando al gioco, gli passò sotto tranquillo, continuando poi la sua passeggiata fra seggiole e leggii.”
Come pure col gatto abbandonato che decide di adottare: “Il gattino miagolava e si strusciava contro le caviglie dell’uomo. Sembrava implorarlo di portarlo a casa con sé. Allora, Armando prese il cucciolo fra le braccia, lo mise al riparo sotto il risvolto del soprabito, e riprese il cammino.”
Avevo detto con quasi tutti gli animali… ce n’è infatti uno che ad Armando non va per niente a genio, e che nei suoi famosi versi Ettore Busetti descrive come l’immonda palla munita di tentacoli assassini:
“Armando volse lo sguardo alla finestrella e scorse il ragno. Ebbe un sussulto e si bloccò come paralizzato. Pure l’urina smise di colare. Il ragno aveva catturato la preda e la stava avviluppando indisturbato…”.
Nel rapporto con la madre troppo protettiva è infatti l’origine dell’aracnofobia paralizzante di cui soffre. Per tutto il racconto aleggia nelle sue delicate tinte pastello il ricordo di questa bellissima donna dalle curve sinuose e avvolgenti, della sua voce rassicurante, del suo sorriso beato e soddisfatto. Il padre, solo un’immagine sfocata in bianco e nero da divo del cinema muto, una fotografia incollata nell’album di famiglia. Di suo non rimane altro che il lustro trombone a coulisse appeso al muro nel salotto come una reliquia.

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