Eccessi canori

Il 25 febbraio 2012 esce in versione eBook, e sempre della stessa autrice, la novella umoristica Eccessi canori. Protagonista è un cantante ossessivo che insidia un intero condominio, aspirante solista in un coro che si diletta di musica sacra. Arrigo Martinelli è infatti un melomane incallito che da quando è andato in pensione dispone di tutto il tempo che desidera per dedicarsi ininterrottamente al bel canto.

Chi soffre in silenzio di questa situazione è la moglie Ada, la quale da mattino a sera subisce la sua voce di tenorino sdolcinato che ripete al pianoforte, fino allo sfinimento e insistendo bene nei tremuli acuti, i pezzi scelti per la tournée di concerti e quelli che verranno eseguiti nella famosa messa cantata trasmessa in televisione. Pure i vicini, quotidianamente martellati dal suo canto molesto, non riusciranno a sottrarsi al suo invito per assistere alla registrazione televisiva della fatidica messa e finiranno per cedere alle sue insistenze. Ma la catastrofe annunciata non si farà attendere, e la tanto sospirata serata in musica nel salotto dei Martinelli avrà per lo stesso aspirante solista delle conseguenze irreversibili. Quando anche la musica può essere letale…
È proprio Ada, la sua imperturbabile signora, che sin dall’inizio fa, in un’unica e pregnante parola, un ritratto impietoso di Arrigo: “Un solo timpano gli era rimasto intatto, dopo un’otite purulenta contratta quando aveva appena otto anni. Ai tempi della sua infanzia Fleming non aveva ancora rivoluzionato il mondo della medicina moderna con la sua miracolosa scoperta, per cui anche una banalissima otite poteva causare danni permanenti. Ma il dottor Martinelli aveva saputo trarre vantaggio da quella sua menomazione, chiudendosi in una bolla protettiva che gli consentiva d’ignorare tutto ciò che lo poteva ostacolare nei suoi intenti, o disturbare nelle sue
occupazioni predilette. Era intoccabile, come in una botte di ferro. Scafandrato, diceva la moglie.”

Oppure gli fa il verso in uno dei loro frequenti e velati battibecchi a senso unico: «Quando mai la presenza di qualcuno ti ha impedito di esercitarti? È da stamattina che ti dai al bel canto… “Sai che la vita mia si strugge appoco appoco!”…» canticchiò sdolcinata in falsetto imitando il marito, prima di domandargli sottovoce: «L’ugola ti freme ancora?»
Rivela in uno sfogo all’anziana vicina un po’ svampita: «Lei non interrompe nulla, cara signora Camosso, glielo assicuro (…) non disturba minimamente. Niente e nessuno potrebbe arrestare il flusso canoro che prorompe dalla gola di mio marito. Neppure una cannonata! Si figuri che l’altro ieri non ha neppure avvertito la scossa di terremoto che ha colpito la Val di Susa.», quando la narrazione non penetra nel suo intimo svelando ciò che Ada non osa esprimere a voce: “Chi gliel’aveva fatto fare d’interrompere gli studi di archeologia per sposare quel piciu di Arrigo! Ada se lo era chiesto tante volte. L’unico divertimento che le rimaneva, e che solo lontanamente poteva ricordarle le sue aspirazioni di giovane studentessa universitaria, erano i mercatini dell’antiquariato in Piazza Gran Madre e il Gran Balôn di Porta Palazzo, dove acquistava i vecchi e inutili gingilli di cui aveva riempito ogni angolo della casa e che suo marito definiva acidamente ciapapùver…”
Purtroppo, la smania di protagonismo dell’instancabile cantore mette a dura prova il loro rapporto coniugale già compromesso, e all’ego sconfinato di Arrigo sembra non esistere altro rimedio se non un’azione drastica, senza possibilità di ritorno.

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